Trekking

Trekking

La corona montuosa che circonda il territorio di Maratea si caratterizza per le spettacolari e ripide pareti calcaree strapiombanti direttamente in mare. La Fontana della Spina, oltre ad indicare una piccola sorgente a poca distanza dal Monte Spina (733 m s.l.m.), identifica anche una vasta area sommitale con pendenze modeste destinate in passato ad una modesta e sofferta attività agricola.
Alla Fontana della Spina si può arrivare indifferentemente partendo dalla Grotta dell’Eremita o da Garottoli. I due sentieri si congiungono a formare un percorso quasi circolare, che offre scorci panoramici di rara bellezza.
Si consiglia agli escursionisti poco esperti di percorrere il tratto Grotta dell’Eremita-Fontana della Spina solo in gruppo, con una guida, e in salita, per ridurre la possibilità di cadute.
Di più semplice approccio è invece il tratto Garottoli-Fontana della Spina, che si sviluppa in gran parte in una pineta impiantata negli anni ’50.
Questo sentiero, fino alla fine dell’ottocento, anni in cui veniva realizzata la prima linea ferroviaria, rappresentava l’unico collegamento con Sapri, e fino agli anni ’30 con Rivello e Lagonegro.
Nel luglio del 1847 questo sentiero rappresentò inoltre il Calvario per il patriota Costabile Carducci che, già ferito ad un braccio, lo percorse alle prime luci del giorno da Garottoli alla Scala d’u Voiu, dove fu ucciso dai carnefici armati dal prete Peluso e poi scaraventato nel sottostante burrone.

Partire da Piazza Buraglia e ritornarvi dopo circa 3 ore e mezzo di cammino attraverso il sentiero del Monte San Biagio è tra le esperienze che meglio aiutano a conoscere ed amare Maratea. La piacevole passeggiata ad anello si sviluppa sugli antichi percorsi che per molti secoli hanno collegato l’antico borgo del Castello all’attuale Centro Storico di Maratea, intrecciandone storia e tradizioni.
Da piazza Buraglia si raggiunge Piazza Vitolo e quindi si affronta la salita della Pendinata fino all’ex convento dei Cappuccini, dove un cartello segnala sulla destra il sentiero che comincia a poche decine di metri, nei pressi della Cappella dedicata alla Madonna delle Grazie.
Per circa 2 chilometri, fino al bivio che porta alla chiesetta della Madonna degli Ulivi, il percorso si sviluppa nel bosco dei Carpini che incornicia il Centro Storico di Maratea.
Al bivio per visitare la chiesetta si prosegue a sinistra per circa 150 metri.
Ritornati al bivio si prosegue verso il Redentore tra una vegetazione meno fitta, tra cui si scorgono le caratteristiche piante di asparago selvatico.
Dopo circa 300 metri si apre improvvisamente l’orizzonte sulla Valle di Maratea e sul golfo di Policastro: un assaggio dello splendido panorama che si gode poco dopo dalla cima del Monte San Biagio dove è collocata la statua del Redentore.
Visitata la Basilica Pontificia di San Biagio si riprende il cammino scendendo dalla vicina scalinata in pietra, tra uno scorcio ancora ben conservato dell’antico borgo di Maratea, e si prosegue fino alla contrada di Santa Caterina, seguendo la strada carrabile.
Alle prime case si svolta a destra e si imbocca nuovamente il sentiero molto ben curato che porta dopo poco oltre un chilometro, sulla strada provinciale, nei pressi di Borgo Capo Casale.
Questo breve tratto è estremamente gradevole, con lo sguardo che spazia sul golfo di Policastro e sulla sottostante costa, da Filocaio ad Ogliastro.
Giunti sulla strada provinciale si prende immediatamente a destra e attraverso i vicoli del Centro Storico si ritorna a Piazza Buraglia.

Il percorso da Valle d’Acqua a Maratea è un comodo itinerario privo di difficoltà, tutto su strade sterrate molto ampie, fino a raggiungere la località di Santa Caterina, dove si raccorda alla parte terminale del sentiero di San Biagio. Il percorso inizia al Km 239,900 della Strada Statale 18, subito dopo Marina di Maratea, e sale dolcemente fino all’Aria di Cuppa, a circa 365 m s.l.m.
Da qui si può godere della vista del promontorio di Punta Caina e dell’adiacente Secca, inoltre, dallo spuntone di roccia adiacente si possono osservare le rare primule di Palinuro, che mostrano splendide fioriture alla fine di marzo.
Si prosegue quindi in lieve discesa fino al Triolo, con lo sguardo aperto da una parte sulla costa frastagliata di Marina di Maratea, e dall’altra sulle frazioni montane di Massa e Brefaro.
La pista forestale prosegue in un paesaggio piuttosto brullo, generalmente in salita fino alle zona delle cave per giungere, infine, sulla Strada Provinciale 3, alla località Santa Caterina.
Percorsi circa 300 metri in direzione del Monte San Biagio si imbocca sulla sinistra il vecchio tracciato della strada provinciale e quindi ancora a sinistra il sentiero sterrato che porta al Borgo Capo Casale.

Questo sentiero rappresentava, fino agli anni trenta del secolo scorso, l’unico collegamento di Acquafredda con Trecchina e Lauria. Si parte preferibilmente da Acquafredda, indifferentemente dal centro o dal rione Rotondella. Il dislivello di circa 700 metri è per la quasi totalità contenuto nel tratto Acquafredda – Vucca d’Ovu e la pendenza è piuttosto costante.
Partendo dal Centro di Acquafredda, dopo circa 700 metri si arriva al piccolo borgo abbandonato di Piano degli Zingari, con caratteristici fabbricati costruiti in gran parte nell’ottocento.
Il paesaggio montano, molto aspro fino al passo di Vucca d’Ovu, è segnato da numerosi muretti a secco, particolarmente in località Galiuni, dove il sentiero passa proprio tra due di questi lunghi muretti, circondati da piante d’ulivo e rari ciliegi, testimonianze di un’agricoltura rurale abbandonata verso la metà del secolo scorso.
Dopo circa 400 metri si lascia il vecchio sentiero per proseguire fino al passo di Vucca d’Ovu.
Qui lo scenario cambia totalmente: siamo arrivati ai Pozzi, una piccola zona valliva ai piedi del monte Coccovello (1505 metri s.l.m.) con terrazzamenti ampi, destinati in passato alla coltivazione del grano. Si arriva dunque ad un rudere molto antico, Casa d’i Cesari, che ha un pozzo ancora utilizzato per abbeverare le mucche podoliche che pascolano nella vallata. Ancora qualche centinaio di metri e si raggiunge la Piana del Lago, un caratteristico pianoro carsico che offre in primavera bellissime fioriture.
Dalla Piana del Lago al Passo Colla si procede in discesa tra una vegetazione arbustiva che nella parte finale diventa molto rada.

Partendo da Piazza Buraglia si percorrono in salita i vicoletti e le scalinate che portano alla Chiesa di Santa Maria Maggiore. Per la scalinata in pietra si sale fino a via Capocasale, quindi si gira a destra per raggiungere la strada provinciale. Scendendo, dopo qualche decina di metri, sulla sinistra, inizia il sentiero, segnalato da un piccolo cartello.
Per raggiungere la chiesetta si percorrono circa 2 chilometri. In vari punti si notano vecchi terrazzamenti e non di rado, nella stagione primaverile, si osservano mucche di razza podolica al pascolo. Arrivati alla chiesetta restaurata di recente, a scelta, si può tornare indietro a Maratea o proseguire fino alla strada della Marinella, per scendere poi fino alla strada statale 18 e visitare la Grotta delle Meraviglie.

Il sentiero che da Trecchina porta alla Madonna del Soccorso è tra i più importanti e panoramici del Lagonegrese, infatti dalla cima di Serra Pollino, a 1.099 metri s.l.m., lo sguardo può spaziare su gran parte dell’Appennino Lucano-Calabro e sul golfo di Policastro. Il santuario, edificato nel 1926 su un’antica cappella, conserva un bassorilievo del XVI secolo, raffigurante la Madonna del Soccorso.
Da Piazza del Popolo si prosegue tra caratteristiche e strette viuzze verso il “Castello”, il vecchio borgo che conserva ancora i segni di antiche fortificazioni ed il palazzo baronale. Giunti al “Castello” si prosegue per qualche centinaio di metri sulla strada asfaltata fino all’imbocco del sentiero. Da qui si sale senza grandi difficoltà fino al Santuario, seguendo l’antico percorso che ogni anno moltissimi fedeli percorrono in processione per accompagnare la Madonna al monte nella seconda domenica di maggio.
La vetta si raggiunge dopo circa 4 chilometri tra splendidi boschi. Dopo una sosta presso il Santuario si raggiunge la vetta a poca distanza, e qui si apre alla vista degli escursionisti lo splendido orizzonte del Golfo di Policastro. Si rientra a Trecchina seguendo lo stesso percorso.

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